L' Esperto

Dietro le quinte del web. Il prof. Francesco Pira svela i misteri della comunicazione in rete

Scritto Da Valentina Maci

Dietro le quinte del web. La comunicazione contemporanea tra narcisismo e spersonalizzazione dell’Io. Il Prof. Francesco Pira analizza la scrittura in rete: “Immediata, diretta, efficace”

Prof. Francesco Pira, docente, giornalista, saggista, scrittore

Comunicazione uguale social. È questa l’equivalenza semantica più immediata se si chiede al popolo internauta la prima parola che gli viene in mente quando si parla di comunicazione. Eppure la comunicazione è fatta di tratti verbali e non verbali, paralinguistici, è fatta di silenzi, di pause, del tono della voce. Ma allora com’è possibile che i social sembrano essere il primo veicolo per quanto concerne la comunicazione? Dove finiscono i tratti prossemici della lingua, la distanza tra i parlanti, l’accarezzarsi i capelli in maniera nervosa o imbarazzata, il nodo della cravatta che sembra strozzare durante un importante incontro di lavoro? È possibile che tutto questo non abbia più alcuna importanza nella chat? No, chiaramente non è possibile ma di certo la facilità della comunicazione ha reso alcuni dei tratti distintivi del linguaggio umano quasi ‘superflui’ rispetto, ad esempio, all’immediatezza. Con tutti i risvolti positivi e negativi annessi e connessi. A spiegare in che modo cambiano le relazioni e, soprattutto, le comunicazioni sulla rete è il professore Francesco Pira, docente di Comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è coordinatore didattico del Master in Manager della Comunicazione pubblica. Insegna Comunicazione pubblica e di impresa presso lo IUSVE, Università Salesiana di Venezia e Verona. Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Lei è sociologo della comunicazione e da anni insegna comunicazione. Qual è a suo parere il limite principale che si incontra passando dalla comunicazione vis à vis a quella sul web e/o viceversa? “Non ci sono limiti. Il web costituisce una grandissima opportunità se usato consapevolmente. Possiamo costruire relazioni fino a qualche tempo fa impensabili. Essere in più posti contemporaneamente. Creare reti fittissime. Oppure possiamo insultare, diffamare, esagerare. Rappresentare il nostro sé in un continuo vetrinismo identitario. Pubblicare quello che agli altri piace di noi ma non siamo. Spesso siamo connessi ma non abbiamo relazioni. Questo è il punto. Non il mezzo”. Ha spesso affrontato il tema della comunicazione legato alla violenza. Ritiene che il web intensifichi la violenza attraverso la parola? “Guardi ho iniziato a studiare e fare ricerca sul rapporto tra bambini e tv nel 1997. E allora in tanti hanno teorizzato, anche criminologi, che chi vedeva tanta tv violenta correva il rischio di diventare un delinquente. Oggi il web può essere pericoloso. Emulare chi posta video autolesionisti, provoca la moda di ragazze e ragazzi che si tagliano con le lamette per poi registrare video e postarli. Per non parlare dell’allarme sul sexting e il cyber bullismo che combatto ogni giorno. Il web rende la violenza mondiale. Ma chi la produce siamo noi, esseri umani che parafrasando Marco Mengoni, non riusciamo ad essere umani”. Se dovesse definire con tre aggettivi la scrittura in rete quali utilizzerebbe? “Immediata, diretta ed efficace”. A suo parere il termine ‘social’ ha un antagonista ‘antisocial’? “Il grande rischio, come ha sostenuto il sociologo Bauman, è che in questa epoca in cui possediamo un numero incredibile di mezzi di comunicazione siamo sempre più soli. È l’era dei social network. I social sono strumenti e come tali dobbiamo trattarli. Evitare di assumere da loro una dipendenza. Evitare di farci possedere. Dobbiamo possederli e viverli. Senza paura ma consapevoli dei rischi e della grande opportunità. Rappresentano un grande strumento di collegamento con il mondo. Eliminano spazio e tempo. Ci fanno vedere volti, ascoltare musiche o parole, collegare con Paesi lontani o con il nostro vicino di casa. Noi possiamo usarli -sottolinea il prof. Pira- per fare del bene o per fare del male. Per crescere o regredire. È una nostra scelta dettata dalla conoscenza, dall’educazione, dagli insegnamenti, dalla nostra coscienza. Negli Stati Uniti ed in altri Paesi d’Europa ormai sono parte integrante della didattica e molto usati per la divulgazione. Noi stiamo facendo dei passi in questa direzione”. In che modo influisce il nuovo modo di comunicare nella costruzione dell’Io? “C’è una rappresentazione del sé che ci fa costruire giardini felici. Siamo amici su Facebook di chi ci esalta. Banniamo e blocchiamo chi ci mette in discussione. Un mondo perfetto. Ma è virtuale. Esponiamo la parte migliore di noi. Ma in privato siamo altro”. Ha ricordato con emozione e commentato il grande Bauman. La società ‘già’ liquida, secondo lei, quali mutamenti subisce al tempo dei social? “Ripeto i social sono abitati da noi. Siamo noi che li alimentiamo con post in cui ci raccontiamo. Diari molto dettagliati sulla nostra vita privata. Permettono di profilarci e di rivendere le nostre esigenze di consumo a chi ci vuole far comprare dei prodotti. Nel frattempo ci esibiamo. Grande perdita di valori e grande voglia di apparire. Questi mutamenti mi fanno paura”. La selfie-mania incentiva la centralità del corpo. In che modo questo inficia i rapporti? “Guardi su questo già la televisione aveva fatto un percorso molto ampio. Anche la pubblicità. Nella nostra società chi è bello e ricco vale di più di chi non lo è. Ostentare anche attraverso selfie continui la propria presenza è un gioco perverso che può servire a farci sentire vivi”. È il tempo del non detto in cui immagini, video, vengono di gran lunga preferiti all’uso della parola. È il tempo di emoticon ed emoji. Il tempo dell’audio su whats app. In che modo questo pesa sull’uso e sui mutamenti della lingua scritta? “Questa è una domanda più per un linguista che per un sociologo. Dal mio osservatorio posso dirle, cogliendo l’acutezza della domanda, che esistono grazie alle nuove tecnologie nuovi linguaggi e nuovi codici. Non sempre questi coincidono con il rispetto della lingua. Ho scritto di recente un articolo sull’abuso dei messaggi audio whatsapp spesso sguaiati, in dialetto, pieni di parolacce. Non ci rendiamo conto che i destinatari possono ascoltarli alla presenza di altre persone”. Lei parla spesso di infotainement, cos’è? “È l’informazione mista all’intrattenimento. Ma è più la seconda che la prima. Nel mio ultimo libro ‘Social Gossip’ scritto a quattro mani con la collega sociologa e docente dell’Università di Messina, Antonella Cava, ne parliamo ampiamente”. Quali sono i consigli che darebbe ai giovani per non invalidare la propria vita davanti allo schermo ma renderlo una risorsa? “Di cogliere il senso di questa grandissima opportunità. Di vivere un’esistenza reale oltre che quella virtuale. Di comprendere che sapori, odori, colori appartengono al nostro quotidiano e che è bello postare su Facebook, Twitter, Instagram o Youtube tutto quello che facciamo ma che non dobbiamo farlo pensando che poi è pubblico. Il web è una risorsa per svagarsi, giocare, studiare, conoscere, divulgare. Ma bisogna saperlo usare”. Il prof. Pira è saggista e giornalista, autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche. Nel corso della sua vita professionale ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Nel giugno del 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ha ricevuto tra gli altri i Premi Nazionali e Internazionali: Ignazio Buttitta, Barocco, Naxos “Cavalluccio Marino”, Biglia Verde, Pergamene Pirandello, Acli per la legalità, Fidas- Amico per la Comunicazione, Penne Pulite, Master per la Comunicazione.

Dettagli Autore

Valentina Maci

Lascia un commento