Musica

“Il Pianeta Grabov” di Mario Scucces, oggi tra jazz, pianoforte e sogni

Scritto Da Redazione InfoWeek

Di Giuseppe Licitra

La passione per la musica, per il canto e, poi, i sogni. Mario Scucces, musicista vittoriese si racconta in questa intervista fatta mentre si trova a Milano a studiare e a coltivare il suo sogno più grande: Fare della musica la sua vita

Mario Scucces ha 20 anni. È un cantante e pianista vittoriese. Nonostante la giovane età vanta una carriera musicale lunga oltre un decennio. Nel 2004 l’esordio nazionale alla 47esima edizione dello ”Zecchino D’Oro” dove canta “Il Pianeta Grabov” (scritta da Giovanni Gotti e musicata da Dody Battaglia, storico chitarrista dei Pooh). Poi è un susseguirsi di partecipazioni a trasmissioni televisive di successo. Tournée nazionali ed internazionali (Stati Uniti e Canada). Nel 2010 è stato insignito del Premio Speciale Ragusani nel mondo. Attualmente studia al Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Passione e determinazione sono i tratti distintivi di questo giovane talento.

L’Italia ti ha conosciuto nel 2004, cosa ricordi di quella esperienza?

“Un’esperienza a misura di bambino, quella dello Zecchino d’Oro,  che ti immerge in un’atmosfera stupenda, lontana da tutto ciò che in televisione diventa speculazione o sfruttamento. In quell’occasione -ricorda Scucces- direi però che l’Italia ha conosciuto non tanto me, ma la mia intenzione di fare della musica, un mezzo per poter trasmettere qualcosa alla gente. ‘Il pianeta Grabov’ è un pianeta diverso da tutti gli altri, ma nella galassia, che rappresenta la nostra vita, il nostro mondo, c’è posto per tutti, anche per coloro che noi, soltanto noi, consideriamo diversi.”

In quella occasione avevi sette anni, ma in realtà a che età hai iniziato a cantare? Come è stato scoperto il tuo talento?

“Non c’è un’età ben precisa né mai ho detto: ‘Oggi inizio a cantare, oggi inizio a fare musica’. Posso dire soltanto che la musica in generale, e il canto in particolare, mi hanno da sempre accompagnato. Il talento -spiega Mario- di una persona lo puoi scoprire non appena fai esperienza di quella persona, impari a conoscerla; quindi, ammesso che si possa parlare di talento, i miei genitori sono stati molto attenti, e tutti dovrebbero avere questa attenzione nei confronti dei loro figli, a far emergere pian piano quella che è una predisposizione nata con me.”

Considero The days of wine and roses una delle tue più belle interpretazioni. Come ti sei avvicinato al jazz? C’è qualcuno in particolare a cui ti ispiri?

“Ho scoperto quel brano, come tanti altri standard, in un secondo tempo. Il jazz è stata una delle più belle scoperte che ho fatto nella mia esperienza musicale. Scoperta che è stata possibile attraverso l’incontro con alcuni jazzisti, grazie ai quali ho deciso poi di affrontare anche lo studio e l’esperienza che il jazz ti propone. Un’ispirazione sempre viva -aggiunge il musicista di Vittoria- e dinamica è stata naturalmente quella del mio maestro, Roberto Firrincieli, il quale, da grande didatta e musicista, è sempre riuscito a trovare il modo giusto per trasmettermi la sua passione per la musica e la dedizione che ad essa si deve.”

Oggi studi al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Quanto è importante lo studio nella musica secondo te?

“Non si può certo quantificare l’importanza dello studio. Posso dire che lo studio della musica, che è uno studio scientifico, Agostino definisce la musica come ‘Scientia bene modulandi’, ma anche metafisico, musica come ‘arte del tutto indipendente dal mondo fenomenico’, per dirla con Schopenhauer, è fondamentale tanto per i musicisti quanto per i non addetti ai lavori, in misura evidentemente diversa. Ma un punto che mi interessa far notare -aggiunge Scucces- è l’aspetto dell’ascolto: sono convinto che un musicista deve saper ascoltare, non solo musica, ma tutto ciò che nel quotidiano ci viene offerto, persino le parole fastidiose di qualcuno che non smette di parlare o i suoni e i rumori dell’ambiente che ci circonda. È importante ascoltare, e questo vale per tutti, e farlo con attenzione. Se si fa questo, sono convinto che anche con la musica avremo un rapporto più intenso e consapevole.”

Hai cantato e suonato con tanti artisti di punta. Un cantante con il quale non hai mai collaborato con cui vorresti cantare?

“Domanda interessante. Ti farò sapere alla prossima intervista -dice ironicamente Mario-! Quello che ti dico è che ho fatto musica con artisti di altissimo livello, e ogni esperienza di questo tipo mi ha dato tanto. Ma ho ricevuto ancora di più da coloro che in modo naturale e genuino si approcciano alla musica.”

Stai lavorando a qualche progetto in particolare? Vorresti parlarcene?

“Sto lavorando principalmente al pianoforte, dedicandomi soprattutto alla musica classica e alla ricerca propria dello studio pianistico. Sulla base di questo -conclude Mario Scucces- sto maturando alcune idee, quella per esempio di creare nuove formazioni musicali, oppure progetti nell’ambito compositivo, dal quale sono molto affascinato.”

Un sogno nel cassetto…

 “Sogno d’amore di Liszt…e non solo!”

 

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