L' Esperto

Il dott. Francesco Bennardello è vicepresidente SIMTI

Scritto Da Valentina Maci

Giorno 11 gennaio 2017 il nuovo Consiglio Direttivo della SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), riunito a Roma, ha eletto le cariche sociali per il biennio 2017-2018. Il dott. Francesco Bennardello , referente del servizio trasfusionale dell’ospedale di Vittoria e direttore sanitario dell’Avis di Vittoria è stato  nominato Vice-Presidente della SIMTI. Fondata nel 1954, è la Società scientifica di riferimento dei professionisti che operano nelle strutture trasfusionali italiane, e conta circa 2000 iscritti, distinti in circa 1300 soci ordinari, medici e biologi, e circa 700 affiliati, tecnici sanitari di laboratorio biomedico e infermieri. SIMTI pubblica la terza rivista mondiale in ambito trasfusionale, “Blood Transfusion”, e il bollettino “Il Servizio Trasfusionale”. Una carica molto importante quella del dott. Bennardello : “Sicuramente -afferma- nasce anche dal fatto che provengo da una realtà come quella di Ragusa che nel campo della trasfusione e della donazione rappresenta un’eccellenza in Italia. Dal punto di vista numerico in provincia di Ragusa c’è un alto numero di donazioni rispetto alla popolazione residente. Una media di 116 donazioni ogni 1000 abitanti che è un dato importante rapportato a un valore suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che è intorno alle 45/50 donazioni ogni 1000 abitanti. In provincia di Ragusa siamo, quindi, a più del doppio con delle punte d’eccellenza nella città di Ragusa.

Quante unità di sangue raccogliete in media?

“Nel 2016 -evidenzia il dott. Bennardello – abbiamo raccolto più di 37 mila unità di sangue. Ragusa contribuisce a garantire l’approvvigionamento di sangue anche di altre province siciliane. Negli ospedali della provincia di Ragusa il sangue non manca mai, non è stato mai rimandato un intervento chirurgico per carenza di sangue, mai rimandato a casa un talassemico perché il sangue non era disponibile, cosa che invece accade, purtroppo, in altri ospedali di altre province. Di queste 37 mila unità di sangue più di 12 mila vengono date agli ospedali di Catania che senza il nostro supporto avrebbero grossi problemi sia per gli interventi chirurgici che per il trattamento di alcune patologie che necessitano di trasfusioni di sangue. Il sangue -spiega il dott. Bennardello – viene utilizzato soprattutto nei poli-traumatizzati, incidenti della strada e altri tipi di incidenti, nei pazienti da sottoporre a intervento chirurgico e in quei pazienti che soffrono di malattie del sangue”.

Com’è strutturato il servizio trasfusionale in provincia di Ragusa?

“Ci sono tre sedi, la sede principale è quella di Ragusa, a Modica e Vittoria ci sono due articolazioni organizzative che fanno capo al servizio trasfusionale di Ragusa, il cui direttore è il dott. Giovanni Garozzo. Il sangue viene raccolto dalle unità delle Avis, successivamente arriva presso i centri trasfusionali dove viene lavorato e qualificato dal punto di vista biologico. Una sacca di sangue viene sottoposta a tutta una serie di controlli che escludono la presenza di agenti infettivi,  quali i virus dell’epatite B e dell’epatite C, l’HIV che causa l’AIDS e il Treponema Pallidum che causa la sifilide”.

Il sangue quindi è sicuro?

“Dal punto di vista virologico -sottolinea il dott. Bennardello – posso dire che il sangue è sicuro in tutta Italia. Veniamo dagli anni Novanta in cui Furono registrati numerosi casi di epatite e di AIDS trasmessi con la trasfusione di sangue e di farmaci plasmaderivati. Purtroppo, in quegli anni non si disponeva dei kit diagnostici per individuare questi agenti infettivi e quindi ci furono numerosi casi di contagio”.

Sono ancora tante le remore per chi deve ricevere una trasfusione, è giusto averne?

“Ci portiamo dietro queste remore del passato. Da dieci anni in Italia non si registra un caso di infezione trasmessa con la trasfusione. Sono migliorate le tecniche di selezione dei donatori. Sono migliorate le tecniche di screening sul sangue anche con metodiche di biologia molecolare che permettono di individuare anche le minime tracce di virus presente. Dal punto di vista infettivologico il sangue in Italia ha raggiunto un livello di sicurezza molto alto, certo non si può parlare del 100% perché in medicina non esiste tale sicurezza”.

Possono esserci altri rischi in una trasfusione?

“Si tratta sempre di un trapianto anche se di tessuto liquido e come tutti i trapianti la sicurezza massima non può essere assicurata. Ad esempio uno dei rischi che spesso è  sottovalutato è il rischio di ricevere  una trasfusione sbagliata. L’errore trasfusionale ABO, per uno scambio di una sacca di sacca o per un errore di identificazione del paziente, può essere causa di una trasfusione ABO incompatibile, che in alcuni casi, può provocare anche la morte del paziente. L’errore umano, purtroppo, è sempre dietro l’angolo. In provincia di Ragusa anche da questo punto di vista abbiamo fatto dei passi in avanti e siamo stati anche i primi in Italia ad utilizzare un sistema che permette di identificare in maniera accurata sia il paziente che riceve la trasfusione sia gli operatori, i medici, gli infermieri. Dal 2007 noi utilizziamo un sistema che permette di identificare l’operatore ed il paziente tramite il rilevamento delle impronte digitali, il rilevamento di un codice a barre sia sull’unità da trasfondere sia sul braccialetto del paziente permette di contenere l’errore. Strumenti che ci permettono di intercettare l’errore. Con questo sistema lavoriamo tutti più tranquillamente. Il servizio trasfusionale, diretto dal dott. Giovanni Garozzo, è unico in tutta la provincia di Ragusa e siamo certificati Iso 9000 già da diversi anni. Io sono il responsabile qualità dei servizi trasfusionali della provincia. Lavorando in qualità si lavora meglio e i risultati si vedono”.

Qual è la situazione dell’Avis a livello provinciale?

“A Vittoria -dichiara il dott. Bennardello – ogni anno si avvicinano all’Avis più di 500 nuovi donatori. Il trend provinciale è sempre in crescita. Anche nel 2016 il numero di donazioni e di donatori è in crescita con delle eccellenze, aumenti percentuali importanti a Comiso, a Vittoria e a Modica. La provincia di Ragusa dal punto di vista della donazione del sangue è molto stabile cosa che non si può dire di altre. Quello che fa la differenza è che il donatore deve essere messo al centro dell’attenzione. Una delle cose che ci hanno permesso di avere questi numeri è che in provincia di Ragusa la donazione avviene presso le Unità di Raccolta Avis e non presso gli ospedali. Ci siamo accorti che in quelle realtà invece in cui la donazione avviene in ospedale il donatore non è al centro dell’organizzazione perché in ospedale vi sono tanti altri problemi da gestire. Nelle nostre unità di raccolta invece il donatore è al centro dell’organizzazione e tutto ruota intorno a lui. Un grazie a tutti i donatori che con il loro gesto di altruismo e generosità, libero, gratuito e disinteressato, permettono a tanti pazienti di poter avere una terapia trasfusionale certa, sicura e di qualità”.

 

 

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Valentina Maci

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