Cultura

“Alla scuola di Papa Francesco “, il nuovo libro di Don Beniamino Sacco

Scritto Da Redazione InfoWeek

Di Giuseppe Licitra

“Alla Scuola di Papa Francesco”, il nuovo libro di Don Beniamino Sacco

Don Beniamino Sacco intervistato da Giuseppe Licitra per Info Week

L’opera raccoglie le riflessioni sui messaggi di Papa Francesco, pubblicate ogni settimana sul giornalino parrocchiale per circa quattro anni. Molte le analogie tra questo Pontefice «che non ha paura di sporcarsi le mani» e le opere di Don Sacco e della sua comunità. Denominatore comune? Mettere in atto gli insegnamenti del Vangelo. Il linguaggio è volutamente semplice.  AlPadre Beniamino Sacco è da oltre venticinque anni impegnato nell’accoglienza dei migranti. Di fatto aiuta chiunque abbia bisogno di un sostegno, non solo economico ma anche morale. Di recente ha scritto un libro: Alla scuola di Papa Francesco.la scuola di Papa Francesco è rivolto a tutti, a coloro che vogliono «qualificare la propria esistenza». Abbiamo poi chiesto a don Sacco come e se è possibile oggi mettere in atto gli insegnamenti del Vangelo e se rifarebbe quanto ha fatto per il prossimo.

Alla Scuola di Papa Francesco è il titolo del suo libro. Da dove è nata l’idea per questo lavoro?

“Un’idea precisa inizialmente non c’era -afferma Don Beniamino-.  Ascoltando i messaggi di questo Papa sin dall’inizio ci siamo trovati in perfetta sintonia, perché ciò di cui parla spesso il Papa fa parte un po’ del nostro messaggio, della nostra realtà. E siccome noi viviamo in una periferia, e lui viene dalla periferia e parla spesso di periferie esistenziali, come a dire di luoghi privilegiati, dove è possibile captare i bisogni di tante persone. Direi che questa sintonia ci ha spinti a diventare seguaci, diciamo ascoltatori di questo Papa, il quale riesce ad entrare nel profondo dell’essere dell’uomo, stuzzica l’interesse delle persone, perché parla con semplicità, sincerità, ma soprattutto mette in atto ciò che dice. E di fronte alla persona che è capace di trasformare le parole poi in azione, si rimane sempre incantati. Per cui nel giornalino parrocchiale che noi stampiamo settimanalmente, abbiamo messo una rubrica: ‘Alla scuola di Papa Francesco’. Dopo quattro anni, ogni settimana un articolo, ogni settimana un tema da trattare, ci è venuta l’idea di assemblare un po’ queste riflessioni che abbiamo fatto. Delle riflessioni che, tra l’altro, scaturivano non solo dal discorso suo, ma anche da un’analisi nostra. Cioè cercavamo di capire e di esprimere anche attraverso la nostra esperienza, cosa voleva dire applicare quelle parole del Papa alla nostra realtà. E quindi è nato questo bisogno, direi, di partecipare gli altri. Un libro che cos’è? È il frutto di un’esperienza personale donata agli altri, con la speranza che gli altri leggendolo possano captare quella che è la psicologia profonda di questo Papa, la sua profonda spiritualità, il suo senso di umanità che si sprigiona da tutte le parti e diciamo il coraggio che ha di osare, e quindi di affrontare anche i temi più scabrosi, o di rispondere alle domande più piccanti. C’è un Papa insomma che in nome del Vangelo va a colloquiare, a dialogare e penso che è un’esperienza nuova quella di questo Papa. Ci sta veramente portando alle origini del Vangelo. Gesù cosa faceva? Girava da un posto all’altro, percorreva lunghi cammini per incontrare ogni persona, la più svariata. Si fermava sul grido di chi aveva bisogno di una guarigione, ma anche sullo sguardo incerto di chi magari percorreva una strada sbagliata, e per tutti aveva una capacità di ascolto. Questo Papa, tra l’altro, è uno che ascolta molto, e dopo aver ascoltato nasce poi l’esigenza di dare delle risposte. Perché ascoltare vuol dire fare proprio, condividere, direi sporcarsi le mani. E questo Papa è uno che si sporca le mani. Questo ci ha incantato e questo abbiamo voluto sottolineare.”

A chi parla il libro? A chi è rivolto?

“Alle persone semplici, perché il linguaggio che viene usato è molto semplice, alle persone che si interrogano sul perché della loro vita. È rivolto a chi vuole qualificare la propria esistenza. A me pare che il Vangelo abbia al centro della sua realtà questa attenzione verso gli ultimi. E direi che nell’immaginario collettivo tutti noi siamo ultimi, ma tutti possiamo diventare primi, se c’è qualcuno che cede il posto e si mette al posto degli ultimi. Quindi farsi ultimi rinunciando a essere primi per poi diventare primi nella collocazione del Regno. Quindi è un messaggio che è rivolto a tutti, non ha pretese grosse, non è un libro di profonda cultura o di approfondimenti esagerati. È un libro che cammina con l’uomo, con i passi dell’uomo. Fa scoprire che ogni passo può diventare strumento di salvezza, può diventare occasione di bene da trasmettere, può diventare recuperare o capacità di tirare fuori dalla situazione.”

Possiamo trovare un collegamento con ‘Migranti. La pedagogia dell’accoglienza’ libro che don Valentino Salvoldi ha scritto sulla attività missionaria?

“I collegamenti sono, direi, indispensabili in questo caso, no? L’accoglienza degli immigrati che forse è quella che è più difficile, o meno comprensibile da parte di molta gente. Il Papa insiste molto, cioè non ha paura di andare controcorrente in questo senso. Non dimentichiamoci che il primo viaggio che il Papa ha fatto è stato a Lampedusa, in quell’isola dove erano morte tantissime persone, magari imprigionate in uno scafo. Questo a dimostrazione che la carità non conosce limiti. Che ogni percorso di attenzione diventa un percorso che è in sintonia. Per cui la pedagogia dell’accoglienza cosa è se non la disponibilità d’animo ad aprirsi agli altri, ma chiunque altro. Perché immigrato, nel concetto umano, può essere anche chi mi sta accanto, cioè un diverso, uno che ha le sue problematiche, no? O che mi chiede, o mi disturba, o che bussa alla porta del mio cuore. Se io riesco ad aprirla allora psicologicamente mi apro. E quando entra dentro te stesso un’esigenza poi fa di tutto per applicarla. Quindi accoglienza è ascolto, sono due elementi indispensabili. Se io ascolto non posso non accogliere, e se io accolgo non posso non ascoltare.”

Come conciliare al giorno d’oggi l’etica cristiana, quindi vale a dire vivere in accordo con gli insegnamenti del Vangelo, e il mondo contemporaneo che è improntato sull’individualismo?

“Il Papa parla spesso anche di questo individualismo, no? Oppure dell’assuefazione all’indifferenza. Cioè siamo talmente presi da tutto ciò che ci circonda, che tante volte perdiamo anche il senso della relazione. Cioè non riusciamo a relazionarci bene con gli altri. Io direi, in qualche modo, che siamo sempre arrabbiati. Il Vangelo parla di gioia. Gesù è venuto perché ognuno di noi avesse la gioia e questa gioia l’avesse piena. Ma la gioia da cosa scaturisce? Non tanto da ciò che io ho o quanto ho, ma dalla ricchezza interiore. Se siamo arrabbiati dentro noi diventiamo distruttori, non produciamo né gioia in noi, né gioia negli altri. Per cui il Vangelo di oggi da una parte non viene applicato facilmente, dall’altra parte però si presenta come unico punto di riferimento per la riqualificazione di ogni persona. Nel Vangelo c’è la possibilità che ogni persona ritrovi se stessa, e quando uno ritrova se stesso allora è un uomo libero, è un uomo autentico, è un uomo vero, è un uomo che costruisce ponti e non mette fili spinati. Diventa un uomo che si apre agli orizzonti degli altri con la disponibilità di dire «ci sono anch’io e sono disponibile a mettere le mie mani o a mettere la faccia».”

L’ultima domanda è un po’ più personale. Ha appena parlato di Vangelo e di gioia. Ho rivisto una intervista dove lei dichiarava che la sera va a letto felice quando sa di aver aiutato qualcun altro. Ma è anche vero che nella sua opera di aiuto ha incontrato non poche difficoltà. Agli inizi era da solo e non tutti la aiutavano. Ecco alla luce di tutto ciò rifarebbe quanto ha fatto fino ad oggi?

“Intanto non ho fatto molto. Avrei potuto fare molto di più, perché il Signore mi ha messo nelle condizioni di farlo. Non sono stato io a scegliere questa strada, me l’ha proposta Lui e io l’ho accettata. E come tutte le strade, o come tutte le proposte, molte volte richiedono sacrifici, richiedono rinunce, incomprensioni, perché non è facile far capire agli altri perché stai facendo quella cosa, no? Perché quel mondo di cui si parlava prima è convinto che nessuno fa niente per niente. Ci può essere una libertà vera, autentica, dove uno si spezza le ossa per il bene degli altri. E allora la sera, quando tu vai a letto, è ovvio che sei sereno. Perché hai visto una persona che magari non poteva mangiare e ha mangiato. Un’altra che non sapeva dove dormire e tu l’hai collocata. Un’altra ancora gli hai detto «guarda, prendi questi e vai a comprare il latte per il bambino». Un’altra ancora con la bolletta va a pagare la luce. E come si fa a non dormire bene quando tu hai fatto un po’ di bene? Quindi diciamo che non solo ritornerei, ma forse tornando indietro mi sforzerei di fare qualcosa in più di quello che ho fatto.”

 

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Redazione InfoWeek

La Redazione di info Week, è composta dai migliori studenti del progetto "In Varietate Concordia", www.giovaniperilsociale.it, in particolare da coloro i quali hanno partecipato ai corsi di Informatore Online, Web Designer, Inglese e Riprese Esterne. Un progetto sperimentale che li vede mettersi alla prova nella scrittura sul web affiancando la parte pratica a quella formativa del corso. La Redazione di Info Week si avvale anche di collaboratori esterni che condividono con i nostri studenti la passione per l'informazione e lavorano a questo progetto in maniera volontaria e gratuita. Project Manager del progetto è Vincenzo Iozzia. Tutor del progetto Adriano Trigona. La Redazione si riunisce presso il Buon Samaritano, parrocchia Spirito Santo, locali gentilmente concessi da Don Beniamino Sacco.

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