Arte

EZIO CICCIARELLA, L’ARTE CHE MIGLIORA LA VITA

Di Angelica Fichera e Stefania Alfieri

 

Ezio Cicciarella nasce a Vittoria (Rg) il 22 Settembre 1976. Da bambino nutre la passione per i giochi all’aria aperta, i cantieri e gli attrezzi da lavoro. Oggi è uno scultore d’avanguardia nell’orizzonte vittoriese che si dimena con interesse e passione in un contesto così poco aperto all’arte contemporanea e ai linguaggi artistici da lui utilizzati. Si è fatto conoscere in Italia e all’Estero per le sue cosiddette “opere legate”. Un merito particolare è rivolto al padre che gli ha trasmesso fin da piccolo l’amore per la manualità e il tastare con mano la materia, in quanto artigiano. Tuttora l’artista, nonostante la sua produttività e fama scultorea, continua a portare avanti il lavoro da edile che gli ha insegnato il padre. L’intervista che segue è frutto dell’incontro con l’artista che gentilmente ha dedicato il suo tempo per raccontarsi e raccontare la sua evoluzione scultorea.

Come hai iniziato il primo approccio con la scultura? Hai una formazione di tipo accademico?

“Sono un autodidatta -risponde Ezio Cicciarella-, il mio è un percorso diverso, si potrebbe definire, inverso. I cantieri mi hanno sempre affascinato più dei banchi di scuola e tutto questo mi è stato trasmesso da mio padre che era un muratore. La prima esperienza con la pietra, è avvenuta a Roma, avevo 23 anni, mi trovavo ai Fori Imperiali e, durante uno scavo, il capo cantiere, nonché geometra del lavoro da eseguire, percepì in me talento e passione anziché formazione accademica, e grazie alla mia determinazione e caparbia, presi parte ai lavori. Successivamente per svariati motivi decisi di ritornare in Sicilia e curioso di scoprire altre tecniche scultoree, decisi di iscrivermi ad un bando relativo ad un corso di restauro lapideo al palazzo di provincia a Ragusa. La mattina lavoravo come fruttivendolo e il pomeriggio prendevo l’autobus e a piedi raggiungevo il corso. Lì, realizzai la mia prima creazione vera e propria, la mia prima opera d’arte”.

Cosa hai realizzato? E quali sono stati i motivi per perseverare in questo percorso artistico, che se pur pieno di fascino, è difficile da intraprendere e mantenere?

“La prima opera in assoluto, appunto realizzata al corso, fu un intarsio di pietra pece incastonata su pietra di Comiso, e da subito dando i primi colpi, sentii una scossa, un amore verso la pietra che mi spinse ad andare avanti, tanto che, finito il corso, ripresi a fare il muratore stavolta però, con un entusiasmo nuovo e creativo …ricordo un giorno che, ritornando stanco da lavoro, decisi di andare in garage, luogo che custodisce tutti gli attrezzi da lavoro di mio padre, e decisi di mettermi a giocare con la pietra, a cercare di creare qualche schizzo con lo scalpello, in modo del tutto scherzoso, riuscendo piano piano e involontariamente a tirare fuori qualcosa di straordinario davanti ai miei occhi, realizzai un grappolo d’uva divertendomi. E’ per questo -sottolinea Cicciarella- che la scultura è stata ed è per me un’arte difficile, ma non faticosa da intraprendere”.

Vivi facendo l’artista?

“Purtroppo no, come sappiamo l’Italia non annovera gli artisti come lavoratori degni di poter vivere della propria arte, quindi quando serve, continuo a lavorare come muratore per mantenere me e il mio laboratorio che ho aperto a maggio del 2008”.

Osservando il tuo laboratorio si notano opere molto diverse tra loro in quanto a materiali utilizzati ma sopratutto si nota la differenza tra un’arte più figurativa relativa ai tuoi primi lavori a un’altra più concettuale, puoi illustrarci questa evoluzione?

“Come dicevo, il mio primo lavoro è frutto del corso di restauro lapideo, in quell’occasione realizzai un intarsio, successivamente in preda alla sperimentazione, scolpì un grappolo d’uva che fu determinante in quanto grazie ad una scheggiatura e quindi ad un errore, conobbi il senso del movimento e quindi capì come realizzarlo. Questo momento fu indispensabile per me, ricordo che una volta realizzando una scultura per un amico con l’intento iniziale di rappresentare un volto femminile, mi ritrovai a scolpire una figura che andava via via sfumandosi con onde, flussi e giochi di movimento. E da lì realizzai opere simili utilizzando la stessa tecnica. La fascia nasce dopo qualche tempo. Ero alle prese con un’opera che non riuscivo a completare, una scultura a cui stavo lavorando da giorni. continuavo a togliere della materia restringendo la pietra sempre di più, con la sensazione che mancasse sempre qualcosa”.

Cosa hai provato?

“La sensazione fu quella di non capire cosa mi stesse succedendo, non riuscivo a venirne a capo, a chiudere la mia opera. La pietra in verità mi aveva messo in difficoltà e questo per me era incomprensibile, percepivo un senso di oppressione, che mi ha fatto sentire “stretto” e legato a qualcosa di sconosciuto. Fu così che nacque la mia prima opera con fascia”.

La tua arte prende ispirazione da qualcuno in particolare?

“No, la mia arte nasce da questa mia continua inquietudine e passione. per questo mi hanno ritenuto una persona incontaminata, non ho una base scolastica, e nel mio lavoro mi sono fatto strada da solo, prima intraprendendola per gioco, adesso anche come una responsabilità perchè bisogna crescere continuamente rinnovandosi”.

Che materiali utilizzi nelle tue creazioni?

“Utilizzo vari materiali, quali la pietra pece, il marmo la pietra di Comiso e di Modica, la pietra lavica, la pietra rosa portogallo e quella rosso verona. Ogni materiale è diverso dall’altro, bisogna quindi conoscerli tutti affinché si apra quel dialogo necessario con la pietra che è fatta di materia ed è quindi viva”.

Hai avuto riconoscimenti o vinto premi grazie alle tue opere e dove sono esposte attualmente?

“Durante il biennio 2009/10 iniziai a collaborare con Franco Sarnari e suo figlio Antonio al gruppo Asterisco di Scicli, la città mi accolse positivamente, ottenendo riscontri fruttuosi e formativi. Inaspettatamente, nel 2011 ricevetti una chiamata da Vittorio Sgarbi che mi invitava personalmente a partecipare alla Biennale di Venezia, esperienza determinante in quanto apertura al mercato dell’arte e trampolino di lancio per la mia attività scultorea. All’estero le mie opere sono state esposte a Washington, New York, Kansas, Galles, Londra.   Nel 2015 ho vinto il primo premio sezione scultura alla Biennale di Genova”.

Quali sono le tue aspirazioni future?

“Mi piacerebbe ingrandire il mio laboratorio, consolidare quindi questo mio progetto vivendolo con maggiore tranquillità anche se ciò che alimenta me e la mia arte è l’irrequietudine costante e continua che mi porto dentro”.

 

 

 

 

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Redazione InfoWeek

La Redazione di info Week, è composta dai migliori studenti del progetto "In Varietate Concordia", www.giovaniperilsociale.it, in particolare da coloro i quali hanno partecipato ai corsi di Informatore Online, Web Designer, Inglese e Riprese Esterne. Un progetto sperimentale che li vede mettersi alla prova nella scrittura sul web affiancando la parte pratica a quella formativa del corso. La Redazione di Info Week si avvale anche di collaboratori esterni che condividono con i nostri studenti la passione per l'informazione e lavorano a questo progetto in maniera volontaria e gratuita. Project Manager del progetto è Vincenzo Iozzia. Tutor del progetto Adriano Trigona. La Redazione si riunisce presso il Buon Samaritano, parrocchia Spirito Santo, locali gentilmente concessi da Don Beniamino Sacco.

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